Imprenditoria Z: l’impatto della Gen Z sul mondo startup

Imprenditoria Z: l’impatto della Gen Z sul mondo startup

L’epoca di mezzo tra il mondo pre e post internet sta finendo. Persino i Millenials si stanno pericolosamente avvicinando a quel momento in cui non saranno più “ragazzi” e stanno lasciando il passo alla Gen Z, la generazione dei nativi digitali, nati e cresciuti con internet e tutte le sue innovazioni tecnologiche.

Anche nel mondo imprenditoriale questa generazione si sta facendo spazio, imponendo sempre di più la sua visione. Se i millenials hanno potuto contare su figure del calibro di Mark Zuckerberg, Evan Spiegel e Kevin Systrom, che hanno inaugurato l’era dei social media, la Gen Z è invece definita da una consapevolezza maggiore dal punto di vista politico, ambientale e sociale, che sta contagiando il mondo e mettendo le radici per quello che (si spera) sarà un cambiamento di rotta verso un’imprenditoria più giusta e meno impattante.

Questa generazione valorizza la sostenibilità, l’impatto sociale, e l’equità nelle pratiche aziendali. La loro formazione digitale li ha anche resi particolarmente adatti a navigare nel panorama tecnologico in rapida evoluzione, influenzando così le modalità di approccio all’imprenditoria. Inoltre, la loro capacità di adattamento e la visione progressista stanno riscrivendo le regole tradizionali del business, ponendo nuove priorità e sfidando gli schemi consolidati.

Imprese Gen Z

La Gen Z è nata con lo storytelling e ha sviluppato una mentalità già di per sé più imprenditoriale rispetto alla generazione precedente. Secondo un sondaggio di Morning Consult e Samsung, infatti, circa il 50% degli appartenenti a questa generazione è interessato ad avviare una propria attività e comprende bene l’importanza che la loro azienda abbia uno scopo.

Le startup di questi giovani imprenditori si concentrano su quei problemi che sono stati fino ad ora accettati ma che loro non ritengono giusti. Ecco allora nascere startup che si occupano di salute mentale, come SoundMind o la nostrana Unobravo; startup che si occupano di economia circolare, come Wase o Cloov (nostra cliente di cui abbiamo parlato il mese scorso anche in un video sui nostri social); o ancora startup che si occupano di semplificare la burocrazia e renderla più green, come Slip o la ormai diffusissima Fatture in Cloud.

Questa generazione “si preoccupa profondamente degli altri, si sforza di creare una comunità eterogenea, è altamente collaborativo e sociale, apprezza la flessibilità, l’autenticità e la leadership non gerarchica e, pur essendo sconcertato da questioni ereditate come il cambiamento climatico, ha un atteggiamento pragmatico sul lavoro che deve essere fatto per affrontare questi problemi”, scrive Roberta Katz in una ricerca del Center for Advanced Study in Scienze Comportamentali dell’Università di Stanford.

Gen Z e Venture Capital

L’età però non è sempre un vantaggio, molti membri della Gen Z sono ancora troppo giovani per aprire un’impresa e secondo una ricerca dell’Università di Harvard, l’età media dei fondatori di startup di success è ancora 45 anni.

Molte università e istituti hanno iniziato a promuovere corsi o servizi di incubazione per sostenere i giovani imprenditori, ma al momento della prima raccolta fondi lo status di studente sembra essere un ostacolo, tra chi dice che per guidare un’azienda devi abbandonare gli studi e chi, al contrario, ti esorta a finirli prima di buttarsi nel mercato.

Mentre i founder millenial più importanti, a livello globale, hanno visto il successo finanziario tra i 20 e i 25 anni, questa tendenza sembra stia scomparendo, e per i fondatori della Gen Z pare sia più difficile essere presi sul serio dagli investitori, soprattutto se non c’è una chiara proposta commerciale. In altre parole, non basterà concentrarsi solo sullo scopo.

“Ci sono molti svantaggi nell’essere un founder a questa età: In un certo senso si rinuncia ai propri 20 anni”, dice Grossman, founder di Slip. “Mentre i tuoi amici lavorano per vivere, tu vivi per lavorare. Ma la mia età non è mai stata un ostacolo per la mia attività”.

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Legge di bilancio 2024 e impatto sulle imprese

Legge di bilancio 2024 e impatto sulle imprese

La Legge di Bilancio 2024, approvata lo scorso Dicembre ed entrata in vigore a partire dal 1 Gennaio, rappresenta un passo significativo nella politica economica italiana, introducendo una serie di misure volte a influenzare positivamente il tessuto imprenditoriale del paese.
Con un budget complessivo di circa 28 miliardi di euro, di cui 10 miliardi destinati a confermare il taglio del cuneo fiscale e contributivo per le retribuzioni fino a 35.000 euro, questa legge mira a sostenere le imprese in un periodo di sfide economiche globali.
Le modifiche introdotte spaziano dal settore fiscale a quello del sostegno diretto alle imprese, puntando a stimolare la crescita, l’innovazione e la competitività in vari settori. La comprensione di queste misure è cruciale per le imprese italiane, le quali possono trarre vantaggio dalle opportunità offerte dalla legge per potenziare la loro attività e affrontare le sfide del mercato.

Il taglio del cuneo fiscale

Tra le novità fiscali più interessanti introdotte dalla Legge di Bilancio 2024 troviamo il taglio del cuneo fiscale e contributivo, una misura chiave per ridurre la pressione fiscale sul lavoro in Italia e incentivare nuove assunzioni regolarizzate.
Questa azione prevede una diminuzione delle tasse e dei contributi previdenziali a carico sia dei datori di lavoro sia dei lavoratori, con l’obiettivo di incrementare il netto in busta paga, stimolando così l’occupazione e aumentando il potere d’acquisto dei lavoratori.
Particolarmente rilevante per le imprese, questo taglio contribuisce a ridurre i costi del lavoro, favorendo assunzioni e investimenti in risorse umane.
Per le retribuzioni fino a 35.000 euro, la misura promuove una maggiore competitività delle imprese italiane nel mercato globale, alleggerendo il carico fiscale e contribuendo così a una crescita economica più sostenibile e inclusiva.

Misure specifiche per le imprese

La Legge di Bilancio 2024 introduce anche una serie di misure specificamente pensate per sostenere le imprese italiane, eccone alcune particolarmente interessanti:

  1. Rifinanziamento della Nuova Sabatini: Con uno stanziamento di 100 milioni di euro per il 2024, questa misura mira a incentivare gli investimenti in beni strumentali, facilitando l’accesso al credito per le piccole e medie imprese.
  2. Fondo per la Crescita Sostenibile: La legge prevede un ulteriore dotazione di 110 milioni per il 2024 e 220 milioni per il 2025, per sostenere progetti che promuovono la crescita sostenibile e l’innovazione tecnologica.
  3. Contratti di Sviluppo: Un investimento di 190 milioni nel 2024 e 210 milioni nel 2025 è previsto per i contratti di sviluppo, con l’obiettivo di sostenere grandi progetti di investimento che hanno un impatto significativo sulle economie locali.
  4. Ridefinizione del Tax Credit Cinema: La legge prevede una possibile riduzione dell’aliquota al 40%, incentivando gli investimenti nel settore cinematografico e audiovisivo.

Queste iniziative, insieme alle molte altre, vogliono dimostrare l’impegno del governo nel sostenere la crescita e l’innovazione delle imprese italiane, favorendo un ambiente economico più favorevole e competitivo.

Impatto sulle imprese

Le misure introdotte che abbiamo appena visto puntano ad avere un impatto forte sulle imprese italiane.
Il taglio del cuneo fiscale, ad esempio, non solo aumenta il potere d’acquisto dei lavoratori ma riduce anche il costo del lavoro per le imprese, favorendo l’occupazione e la diffusione di contratti di lavoro più duraturi e regolari.
Il rifinanziamento della Nuova Sabatini e gli investimenti nei contratti di sviluppo sostengono direttamente le imprese nel loro percorso di innovazione e crescita. Queste misure, insieme alle modifiche fiscali, creano
un ambiente più favorevole per la crescita economica, l’innovazione e la competitività delle imprese italiane, particolarmente in settori chiave come il turismo, l’immobiliare e la produzione culturale.

Possiamo dire, allora, che la Legge di Bilancio 2024 si presenta come un importante strumento di sostegno e stimolo per le imprese italiane.
Le misure adottate, che spaziano dalla riduzione del carico fiscale al sostegno diretto attraverso finanziamenti e incentivi, sono destinate a creare un terreno fertile per la crescita economica e l’innovazione, trend che si sta sviluppando sempre di più negli ultimi anni.
Guardando al futuro, è fondamentale che le imprese sfruttino queste opportunità per rafforzare la loro competitività e adattarsi alle sfide del mercato globale. Inoltre, sarà interessante monitorare l’efficacia di queste misure nel medio-lungo termine e valutare eventuali aggiustamenti o nuove iniziative in base all’evoluzione del contesto economico.

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Startup e finanza agevolata: due su tre ce la fanno

Startup e finanza agevolata: due su tre ce la fanno

La finanza agevolata rappresenta, fin dai suoi albori, un importantissimo volano per le PMI italiane, contribuendo alla loro sopravvivenza e crescita in un mercato competitivo e dinamico. In un contesto di alti tassi di interesse e basso apporto di capitale dai canali tradizionali di finanziamento, la finanza agevolata offre risposte concrete a imprese con strutture piccole ma idee innovative e visioni aziendali ampie.

Classico esempio sono le startup, giovani imprese innovative spesso operanti nei settori della tecnologia. Anche se il numero di questo tipo di imprese in Italia sta aumentando, le startup rappresentano meno dell’1% delle imprese che richiedono finanziamenti e incentivi. Va notato però anche che, nonostante il basso numero di richieste (solo 142 su oltre 21.000 totali ricevute dalle aziende italiane), il 66% delle startup che si attiva, dunque due su tre, riesce ad ottenere l’accesso alle misure di sostegno con una cifra media raccolta di oltre 50.000 euro, per un totale di 94 startup finanziate e ben 4 milioni di euro erogati nel biennio 2021-2023.

Uno dei motivi principali di questo basso tasso di partecipazione è l’alta mortalità delle startup, con oltre due terzi che chiudono i battenti entro i primi dodici mesi di attività. Inoltre, i giovani imprenditori spesso non hanno conoscenza adeguata degli strumenti di finanza agevolata o incontrano procedure complesse che scoraggiano la partecipazione a bandi nazionali ed europei. Eppure questi finanziamenti sono fondamentali, specialmente nelle fasi iniziali, per la sopravvivenza delle startup: sette su dieci, infatti, dichiarano di non avere fondi sufficienti per arrivare al secondo anno di vita.
I bandi possono essere un ottimo strumento per sostenere le spese necessarie allo sviluppo della tua attività. Se vuoi saperne di più seguici sui nostri social e compila il questionario nella sezione “Il tuo bando” del nostro sito!

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Crowdfunding: il nuovo Regolamento Europeo

Crowdfunding: il nuovo Regolamento Europeo

In un’epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti tecnologici e da una crescente ricerca di alternative ai canali di finanziamento tradizionali, il crowdfunding emerge come un pilastro innovativo dell’economia collaborativa.
Questo strumento consente a chiunque di accedere a risorse finanziarie attraverso il supporto collettivo di individui che credono nelle loro idee e sono disposti a sostenerle economicamente.
Ma non è tutto oro quel che luccica le novità introdotte dal recente regolamento europeo in materia potrebbero causare non pochi problemi a questo sistema.

Cos’è il Crowdfunding?

Innanzitutto, per chi ancora non lo sapesse, il crowdfunding è un meccanismo di raccolta di capitali che sfrutta il potere e la vastità di internet per ottenere piccole quantità di denaro da un grande numero di persone. Tale pratica si manifesta in diverse forme, dalle donazioni senza contropartite fino agli investimenti in cambio di quote di partecipazione in aziende emergenti, passando per il pre-acquisto di prodotti ancora in fase di sviluppo.

Il Regolamento Europeo sul Crowdfunding

Recentemente, il panorama del crowdfunding ha subito un’importante evoluzione con l’introduzione del regolamento europeo in materia, entrato in vigore il 10 novembre. L’obiettivo principale di questa nuova normativa è quello di armonizzare le regole per la protezione degli investitori e per la gestione delle piattaforme di crowdfunding operanti nell’Unione Europea.

Tale regolamento (Regulation (EU) 2020/1503) definisce requisiti chiari e precisi per le piattaforme, che ora necessitano di una licenza per operare in tutti gli Stati membri. Questo si traduce in una maggiore sicurezza per gli investitori e in una riduzione delle barriere burocratiche per le piattaforme stesse.

Inoltre, è stato posto un limite massimo di 5 milioni di euro per le offerte di crowdfunding realizzate in un periodo di 12 mesi per ogni progetto. Tale soglia servirebbe a garantire un equilibrio tra la necessità di raccogliere fondi e la tutela degli investitori meno esperti. In più, si introduce anche l’Investor Key Information Sheet (IKIS), un documento che riassume le informazioni chiave dell’offerta e che deve essere fornito agli investitori prima che questi si impegnino con i loro capitali.

La normativa europea promuove anche la trasparenza e la comunicazione chiara tra la piattaforma di crowdfunding e gli utenti, richiedendo informazioni dettagliate sul progetto, sui rischi, sulle commissioni e sul processo di gestione dei pagamenti.

Implicazioni e Futuro del Crowdfunding in Italia

In Italia i dati raccontati da Matteo Conti, relativi al primo semestre del 2023, mostrano una raccolta complessiva di €3,44 miliardi. Di questa cifra, €86,64 milioni provengono dagli investimenti in equity.

Fin qui tutto bellissimo. L’adozione di un quadro regolamentare unificato per il crowdfunding è un passo significativo verso l’integrazione dei mercati finanziari europei, e questa armonizzazione non solo facilita la crescita transfrontaliera delle piattaforme di crowdfunding, ma rafforza anche la fiducia degli investitori, elementi entrambi cruciali per lo sviluppo del settore.

In italia però, siamo molto indietro nel percorso di adeguamento alla nuova normativa, che viene appesantito dalla complessa burocrazia necessaria. Delle circa 85 piattaforme attive in Italia, soltanto 45 avevano fatto richiesta di autorizzazione fino al mese scorso e ancora non si sa quante di queste siano state autorizzate. Resta il fatto che i processi di adeguamento non potranno essere sostenuti da piattaforme senza un budget significativo, e le scartoffie ritarderanno la ripresa anche di quelle che ce la faranno, rischiando di bloccare il mercato del crowdfunding almeno fino alla fine dell’anno.

Una situazione difficile che poteva essere evitata, prendendo ad esempio altri Paesi europei, in 12 di essi già prima dello scadere dei termini più di sessanta portali erano stati autorizzati a operare in linea con il nuovo Regolamento.

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Invitalia: la cassaforte dei fondi europei

Invitalia: la cassaforte dei fondi europei

Hai mai sentito parlare di Invitalia? Probabilmente sì, anche se forse non ne conosci appieno le possibilità. Invitalia è l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. In pratica, è la cassaforte dei fondi europei in Italia.

Invitalia gestisce miliardi di euro di finanziamenti pubblici con l’obiettivo di sostenere la crescita del Paese. Come? Promuovendo la nascita di nuove imprese, finanziando progetti di ricerca e innovazione, attraendo investimenti esteri, rilanciando aree industriali in crisi. Insomma, se hai un’idea imprenditoriale o un progetto che possa generare sviluppo, Invitalia potrebbe essere la chiave per realizzarlo.

Cosa fa Invitalia

Invitalia gestisce i fondi europei in Italia, in particolare il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e il Fondo Sociale Europeo (FSE). Con questi fondi, finanzia programmi di sviluppo delle imprese, infrastrutture, ricerca, ambiente, cultura e formazione. I fondi vengono assegnati tramite bandi a cui possono partecipare persone fisiche, imprese, enti locali e organizzazioni.

I principali incentivi di Invitalia sono:

  • ON – Nuove Imprese a Tasso Zero: finanziamenti a tasso zero per aspiranti imprenditori e giovani imprese.
  • Resto al Sud: finanziamenti e incentivi per avviare una nuova impresa nelle regioni del Mezzogiorno (ne abbiamo parlato in questo articolo sui fondi pubblici per il sud!)
  • Smart&Start: finanziamenti per startup innovative in tutta Italia.
  • Italia Economia Sociale: finanziamenti per imprese sociali e cooperative.
  • Cultura Crea: finanziamenti per progetti di valorizzazione culturale e territoriale.

Con i suoi incentivi e programmi, Invitalia sostiene lo sviluppo sostenibile e inclusivo del Paese, la nascita di nuove imprese innovative, la valorizzazione dei beni culturali e il miglioramento del capitale umano. Insomma, Invitalia è la cassaforte dei fondi europei in Italia e uno strumento prezioso per la crescita economica nazionale.

Come partecipare ai bandi Invitalia

Partecipare ai bandi di Invitalia è piuttosto semplice, ma spesso può servire l’aiuto di un professionista per districarsi in tutta la documentazione. Per trovare i bandi devi solo tenere d’occhio il sito web di Invitalia e controllare regolarmente i bandi aperti. Una volta individuato un bando di tuo interesse, ecco i passaggi da seguire:

  1. Leggi attentamente il bando e verifica di possedere tutti i requisiti richiesti, come dimensioni aziendali, settore di attività, ecc. Assicurati anche di comprendere bene le spese ammissibili e le percentuali di copertura.
  2. Predisponi tutta la documentazione necessaria, solitamente Visura Camerale, bilanci, progetti di investimento, preventivi, ecc. La documentazione varierà in base al tipo di bando, quindi presta attenzione a quanto richiesto.
  3. Compila la domanda di partecipazione tramite la piattaforma online e riempi gli allegati richiesti.
  4. Invitalia valuterà tutte le domande pervenute e stilerà una graduatoria in base ai criteri di valutazione indicati nel bando, dopodiché sceglierà i progetti migliori che verranno finanziati.
    N.B: per gran parte dei bandi Invitalia è richiesto anche un colloquio di approfondimento
  5. Se la tua domanda viene approvata, dovrai stipulare un contratto con Invitalia che disciplinerà le modalità di erogazione del finanziamento e di rendicontazione delle spese.

Spesso può essere complicato capire quale bando fa più al caso tuo e cosa serve per partecipare, per questo raccomandiamo sempre di chiedere l’aiuto di un consulente esperto. Se vuoi chiedere il nostro puoi prenotare una consulenza gratuita cliccando qui e rispondendo alle domande!

In conclusione, Invitalia è un’agenzia governativa che gestisce fondi europei per sostenere lo sviluppo economico e sociale in Italia. Come abbiamo visto, offre un’ampia gamma di incentivi e agevolazioni per le imprese e i liberi professionisti. Se stai cercando finanziamenti per avviare la tua attività, rilanciare la tua impresa o investire in innovazione, Invitalia potrebbe avere il bando giusto per te. Quindi, perché non dare un’occhiata e vedere se c’è un’opportunità interessante?

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Decreto Alluvioni: agevolazioni per le imprese colpite

Decreto Alluvioni: agevolazioni per le imprese colpite

Dopo l’alluvione del maggio scorso, il Consiglio dei Ministri ha emanato un decreto legislativo che prende il nome di Decreto Alluvioni (Decreto Legislativo n. 61/2023) e prevede una serie di azioni mirate a fornire una risposta tempestiva e strutturata a questa emergenza, introducendo interventi urgenti e misure preventive per mitigare gli effetti delle inondazioni future.

Tra queste azioni sono stati stanziati 2,2 miliardi di euro da destinare alle agevolazioni per le imprese localizzate nei territori in stato di emergenza. L’elenco dei comuni è disponibile nell’Allegato 1 del DL 1 giugno 2023, n.6.

Agevolazioni previste dal Decreto Alluvioni

Rafforzamento del Fondo di Garanzia per PMI dei comuni alluvionati
Fino al 31 Dicembre il Fondo di Garanzia sarà concesso a titolo gratuito per le imprese dei territori interessati dall’alluvione nella seguente misura:

  • 80% dell’operazione in caso di garanzia diretta, che può salire al 90% se il progetto rientra
    nelle casistiche del Temporary Crisis and Transition Framework
  • 90% dell’importo in caso di riassicurazione con garante di primo livello, anche questo può
    arrivare al 100% se rientra nel Temporary Crisis and Transition Framework

Sostegno alle imprese esportatrici
Simest
prevede lo stanziamento di 300 milioni per l’erogazione di contributi a fondo perduto per l’indennizzo dei comprovati danni diretti subiti dalle imprese.

  • 80% del valore dei danni, in caso di mancanza di polizza assicurativa
  • 100% del valore dei danni non coperti dalla polizza, in caso di polizza assicurativa attiva

Sostegno alle imprese agricole
Per le imprese agricole colpite dall’alluvione che non beneficiavano di una polizza assicurativa per tali eventi, sono previsti contributi in conto capitale, prestiti ad ammortamento quinquennale e agevolazioni previdenziali.
Inoltre, è stato istituito il Fondo per l’innovazione in agricoltura che sostiene, con dotazione di 10 milioni per il 2023, progetti di innovazione nel settore agricolo.

Sostegno alle imprese turistiche
È prevista l’istituzione di un Fondo, con una dotazione di 10 milioni di euro per l’anno 2023, da destinare alle imprese per il sostegno delle attività turistiche e ricettive. Specialmente in Emilia Romagna è attivo un bando che offre fino al 50% dell’investimento a fondo perduto.

Ognuna di queste misure ha tempistiche e modalità specifiche, consigliamo quindi di rivolgersi a
professionisti esperti per capire se è possibile richiedere l’agevolazione. Noi di ClickBando
offriamo sempre una prima consulenza gratuita per analizzare la fattibilità e le alternative dei
bandi basati sul progetto proposto, puoi richiedercela compilando il questionario nella sezione Il
tuo Bando!

E se vuoi approfondire i bandi e rimanere aggiornato sul mondo della finanza agevolata e delle
imprese seguici sui nostri social 😉

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Come diventare una Startup Innovativa in Italia: Guida Completa

Come diventare una Startup Innovativa in Italia: Guida Completa

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Diventare una startup innovativa in Italia può essere un’opportunità eccitante per le imprese che vogliono sviluppare tecnologie innovative e beneficiare dei vantaggi fiscali e finanziari che lo Stato italiano mette a disposizione per questo tipo di imprese. In questa guida completa esploreremo i passi necessari per ottenere il riconoscimento di startup innovativa in Italia e avviare un’avventura imprenditoriale.

Cos’è una Startup Innovativa?

Partiamo innanzitutto dal quesito “che cos’è una startup innovativa”. Una startup innovativa è un’azienda giovane e dinamica che si distingue per la sua forte attitudine all’innovazione tecnologica e per l’impiego di personale altamente qualificato. In Italia, il riconoscimento di startup innovativa offre alle imprese un vantaggio competitivo, consentendo loro di accedere a un’ampia gamma di agevolazioni e supporto governativo. Questo tipo di imprese operano solitamente in settori ad alta tecnologia, come l’informatica, la biotecnologia, l’energia rinnovabile e molto altro.

Vantaggi di diventare una Startup Innovativa in Italia

Ottenere il riconoscimento di startup innovativa in Italia offre svariate opportunità per l’azienda. Vediamo i principali vantaggi che puoi ottenere:

  • Accesso a finanziamenti agevolati specifici: Le startup innovative in Italia possono accedere a finanziamenti agevolati riservati, tramite fondi pubblici e privati. Questi finanziamenti aiutano a sostenere lo sviluppo e la crescita dell’azienda, consentendo di investire in ricerca e sviluppo, acquisizione di risorse ed espansione del mercato. Alcuni esempi sono lo Smart&Start di Invitalia o il Preseed Plus di LazioInnova, ma anche l’accesso gratuito e semplificato al Fondo di Garanzia per le PMI.
  • Esenzioni fiscali: Le startup innovative godono di vantaggi fiscali significativi. Ad esempio, sono esonerate dai diritti camerali e dalle imposte di bollo, inoltre i dipendenti assunti da aziende con questo status possono beneficiare di esenzioni fiscali sul reddito personale.
  • Credito d’imposta per la ricerca e sviluppo: Le startup innovative possono richiedere un credito d’imposta per le spese di ricerca e sviluppo sostenute durante l’anno. Questo credito d’imposta consente di recuperare una percentuale delle spese sostenute, offrendo un incentivo finanziario per investire nell’innovazione.
  • Supporto e consulenza specializzata: Le startup innovative in Italia possono beneficiare di un supporto mirato da parte di enti governativi, incubatori, acceleratori e consulenti specializzati nel settore delle startup. Questo supporto può includere mentorship, assistenza nella preparazione delle domande e accesso a programmi di formazione e networking.

Requisiti per Diventare una Startup Innovativa in Italia

Per ottenere il riconoscimento di startup innovativa in Italia, è necessario soddisfare alcuni requisiti specifici. Vediamo quali sono:

  • Essere un’impresa nuova o costituita da non più di 5 anni e in forma di società di capitali;
  • Avere residenza in Italia, o in un altro Paese dello Spazio Economico Europeo ma con sede produttiva o filiale in Italia;
  • Avere fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro;
  • Non essere quotata in un mercato regolamentato o in una piattaforma multilaterale di negoziazione;
  • Non distribuire né aver distribuito utili;
  • Avere come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto valore tecnologico;
  • Non essere risultato di fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda;
  • Essere iscritti all’apposito Registro delle Startup Innovative

Infine, una startup è innovativa se rispetta almeno 1 dei seguenti 3 requisiti soggettivi:

  1. Sostiene spese in R&S pari ad almeno il 15% del maggiore valore tra costo e valore totale della produzione;
  2. Impiega personale altamente qualificato (almeno 1/3 dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 2/3 con laurea magistrale);
  3. È titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto o titolare di un software registrato.

Come diventare Startup Innovativa

Ora che abbiamo visto i requisiti e i vantaggi di diventare una startup innovativa, è importante conoscere i passi per fare domanda per il riconoscimento. Ecco una guida passo-passo per il processo di domanda:

  1. Preparazione della documentazione necessaria: Prima di fare domanda, assicurati di avere tutti i
    documenti richiesti pronti. Questi documenti possono includere il business plan della tua startup,
    bilanci, documentazione tecnica e di ricerca e qualsiasi altro documento richiesto dalle autorità
    competenti.
  2. Presentazione della domanda: La domanda per il riconoscimento di startup innovativa in Italia
    deve essere presentata all’Agenzia per la Digitalizzazione. Segui le istruzioni specifiche per la
    presentazione online della domanda, fornendo tutte le informazioni richieste in modo accurato e
    completo. Dopo aver presentato la domanda, l’Agenzia per la Digitalizzazione valuterà
    attentamente la tua startup. Questa valutazione può richiedere del tempo, quindi sii paziente. Se la
    tua domanda viene accettata, riceverai il riconoscimento di startup innovativa.

Supporto e Network per le Startup Innovative in Italia

Oltre ai vantaggi fiscali e finanziari, diventare una startup innovativa ti dà accesso a un’ampia gamma di supporto e network, ad esempio puoi accedere a incubatori e acceleratori dedicati.
Gli incubatori e gli acceleratori sono organizzazioni specializzate nel supporto alle startup. Offrono servizi di consulenza, mentorship, spazi di lavoro condivisi e accesso a una rete di imprenditori e investitori.
Partecipare a un incubatore o acceleratore può aiutarti a sviluppare il tuo progetto e a far crescere la tua startup.
In più puoi partecipare a eventi e conferenze del settore, in modo da ampliare la tua rete di contatti, conoscere altre startup e professionisti e rimanere aggiornato sulle ultime tendenze e opportunità.
Esistono anche numerose associazioni e comunità online che riuniscono imprenditori e professionisti del settore delle startup. Unirti a queste comunità ti permette di scambiare esperienze, ricevere supporto e connetterti con persone che condividono la tua stessa passione per l’innovazione e l’imprenditoria.

Insomma, diventare una startup innovativa in Italia è un percorso affascinante che offre numerosi vantaggi
e opportunità. Dal supporto finanziario alle agevolazioni fiscali, l’ambiente imprenditoriale italiano si sta
finalmente muovendo per promuovere e sostenere l’innovazione. Seguendo i requisiti e i passi descritti in
questa guida, puoi avviare la tua startup innovativa e contribuire all’evoluzione del panorama
imprenditoriale italiano!

FAQs

Ecco alcune domande frequenti riguardo alle startup innovative in Italia:

  • Qual è la durata del riconoscimento di startup innovativa? Il riconoscimento di startup innovativa ha una durata massima di 5 anni. Dopodiché si può decidere se diventare PMI innovativa.
  • Posso richiedere il riconoscimento se la mia startup è già attiva da più di 5 anni? No, il riconoscimento di startup innovativa è riservato alle imprese con meno di 5 anni di attività, tuttavia per le aziende che superano questo limite è possibile richiedere lo status di PMI innovativa.
  • Quali sono le principali agevolazioni fiscali per le startup innovative in Italia? Le principali agevolazioni fiscali includono l’esenzione dall’IRPEF per i dipendenti, il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo e l’accesso a finanziamenti agevolati.
  • Posso richiedere il riconoscimento di startup innovativa se la mia attività non è tecnologicamente orientata? No, il riconoscimento di startup innovativa è riservato alle imprese con un elevato contenuto tecnologico nel loro prodotto o servizio.

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Firma digitale: cos’è e come si usa?

Firma digitale: cos’è e come si usa?

firma digitale

La firma digitale è uno strumento sempre più diffuso, indispensabile per conferire validità legale ai documenti informatici in una serie di contesti come la sottoscrizione di contratti, di dichiarazioni o di atti amministrativi nel pubblico e nel privato. Nel settore della finanza agevolata è diventata ormai obbligatoria per la maggior parte dei bandi e viene richiesta per completare le procedure di domanda delle agevolazioni. Ma cos’è nello specifico?

Firma digitale: cos’è?

No, la firma digitale non è una semplice “firma al computer”, ma è il risultato di una procedura informatica basata su tecniche crittografiche che consente di associare in modo indissolubile un numero binario (la firma) a un documento informatico – per lo più file digitali di fatti, atti o dati con valenza giuridica.
La definizione riportata nel CAD, Codice dell’Amministrazione Digitale (articolo 24, dlgs 82/2005) è la seguente:
“La firma digitale deve riferirsi in maniera univoca ad un solo soggetto ed al documento o all’insieme di
documenti cui e’ apposta o associata. L’apposizione di firma digitale integra e sostituisce l’apposizione di
sigilli, punzoni, timbri, contrassegni e marchi di qualsiasi genere ad ogni fine previsto dalla normativa
vigente.”
Detto in parole povere, la firma digitale sostituisce la firma autografa e garantisce autenticità, affidabilità e soprattutto valore legale ai documenti su cui è apposta.
Per fare questo si basa su degli strumenti crittografici, che assegnano al titolare una coppia di chiavi: una pubblica, assegnata da un soggetto istituzionalmente qualificato (l’Agenzia per l’Italia Digitale), e una privata, che può essere utilizzata solamente tramite PIN. Non ci soffermeremo sul funzionamento tecnico di questo processo di crittografia, che rischia solo di confondere, basti sapere che il processo di firma con queste due chiavi, e successivamente di verifica della firma, può essere gestito in maniera semplice tramite appositi software.

Firma digitale: come ottenerla?

Ottenere la firma digitale è relativamente semplice. Se sei un’impresa già attiva puoi richiedere gratuitamente la smartcard presso la tua Camera di Commercio di riferimento, se invece sei un privato puoi comunque richiederla alla CCIAA pagando circa 25-30€ in caso di smartcard – per cui però serve apposito lettore e
software – o una cifra un po’ più alta (60-80€) in caso di token USB, utilizzabile anche in modalità wireless con dispositivi mobili. Esistono poi anche le firme digitali remote, che operano tramite soluzioni in cloud e vengono convalidate con codici OTP rilasciati tramite dispositivo, app o sms.
La firma digitale può essere ottenuta anche da prestatori di servizi fiduciari qualificati e iscritti a uno specifico elenco dello Stato. Qui la lista completa.

In qualunque modo si ottenga la propria firma digitale, i passaggi per attivarla sono sempre gli stessi:

  1. Acquistare la firma digitale presso CCIAA o provider qualificati;
  2. Effettuare l’identificazione con un Pubblico Ufficiale in Comune, alle Poste o tramite web usando
    un documento d’identità valido;
  3. Attivare il kit, usando la procedura raccomandata dall’ente che ha rilasciato la firma;
  4. Utilizzare il software fornito dall’ente di cui sopra

N.B: Acquistando la firma alla CCIAA o accedendo ai canali di acquisto tramite SPID o CIE è possibile saltare il passaggio di identificazione, in quanto effettuato sul posto nel primo caso o garantita dalle credenziali nel secondo.

Firma digitale: come si usa?

Ogni provider di firma digitale fornirà il proprio kit di attivazione e il proprio software di firma insieme all’acquisto. Una volta attivata la firma e ottenuto il software – e se necessario installato sul proprio
dispositivo -, sarà sufficiente seguire la procedura, caricare al suo interno il documento da firmare e cliccare sul pulsante di completamento della firma. I formati tra cui scegliere sono solitamente PAdES (.pdf) e CAdES (.p7m). Nel caso dei bandi di agevolazione viene di norma richiesto il formato CAdES (.p7m), quindi consigliamo di firmare sempre in questa modalità, se non diversamente specificato.
Per controllare se il documento è stato firmato con successo o visualizzarlo è possibile usare anche in questo caso i programmi forniti dal provider o altri software (ad esempio Dike) o altri servizi online come Postecert e Infocert (questi permettono solo la verifica, non la visualizzazione).

Firma digitale istantanea

Ci sono poi servizi che offrono l’acquisto di firme digitali usa e getta, pensati per chi deve usare questo strumento solo in rare occasioni. Noi di ClickBando, per questo genere di servizio, ci sentiamo di consigliare Namirial.
Su questo sito dedicato di Namirial sarà possibile acquistare diversi pacchetti di firma in base alle necessità, a prezzi contenuti (ad ora la firma singola costa €4,99, il pacchetto da 5 firme €15,99). Basterà poi seguire le istruzioni per ottenere i file firmati digitalmente.
Nello specifico, i passaggi da seguire in questo caso, dopo l’acquisto, sono questi:

  1. Controllare la mail di conferma ordine e cliccare sul link ricevuto;
  2. Autenticarsi sul portale tramite SPID o CIE;
  3. Inserire le informazioni anagrafiche e di contatto;
  4. Caricare il documento da firmare;
  5. Scaricare il documento firmato, dal portale o dalla mail ricevuta

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Fonti di finanziamento per Startup e imprese

Fonti di finanziamento per Startup e imprese

Una delle più grandi difficoltà per le imprese, soprattutto nelle fasi iniziali, è avere soldi da investire nella
propria attività. Il primo passo che solitamente viene fatto è provare a chiedere ai famosi “friends, family
and fools”
, ma quando questo metodo fallisce o non basta?
In Italia esistono molte forme di finanziamento a disposizione delle imprese, ma può essere difficile capire
le differenze tra di esse. In questo articolo parleremo delle quattro forme più comuni: crowdfunding,
venture capital, business angels e finanza agevolata.

Crowdfunding

Il crowdfunding è una forma di finanziamento partecipativo che coinvolge la raccolta di denaro da parte di un gran numero di individui tramite piattaforme online specializzate. In Italia è diventato una forma sempre più diffusa di finanziamento per le startup, le PMI e i progetti di ogni tipo.

Il funzionamento del crowdfunding è abbastanza semplice. Le piattaforme di crowdfunding mettono in
contatto gli imprenditori che cercano finanziamenti con gli investitori interessati a finanziare un progetto o un’idea. Gli investitori possono fare offerte di denaro in cambio di una quota di partecipazione, di un
prodotto o servizio futuro, o di una ricompensa simbolica.

In Italia, esistono diverse tipologie di crowdfunding, tra cui:

  • Crowdfunding reward-based: in questo caso, gli investitori ricevono una ricompensa simbolica in cambio del loro contributo finanziario. Questa può essere una maglietta, un prodotto o un servizio correlato al progetto finanziato.
  • Crowdfunding equity-based: gli investitori ricevono una quota di partecipazione nell’azienda in cambio del loro investimento. Questo tipo di crowdfunding è spesso utilizzato per raccogliere fondi per startup e aziende in fase di avvio.
  • Crowdfunding lending-based: in questo caso, gli investitori prestano denaro all’azienda, che poi restituisce il prestito con gli interessi. Questo tipo di crowdfunding è simile a un prestito bancario tradizionale.

Il crowdfunding è una forma relativamente nuova di finanziamento in Italia, ma è diventata sempre più
popolare grazie alla sua facilità d’uso e alla possibilità di coinvolgere un ampio pubblico di investitori.
Tuttavia, è spesso utilizzato solo per progetti a breve termine o per la raccolta di capitali iniziali.

Venture Capital

Il venture capital è una forma di finanziamento a lungo termine rivolta alle startup, effettuato da società
specializzate. In questo caso, gli investitori esterni (i cosiddetti venture capitalist) forniscono il capitale di
rischio necessario per far crescere l’azienda, in cambio di una partecipazione nella società.
Il venture capital è particolarmente adatto per le startup ad alto potenziale, in quanto offre un’ampia
gamma di servizi di supporto, come consulenza strategica e accesso a una vasta rete di contatti. Tuttavia, è spesso difficile da ottenere, poiché gli investitori cercano di minimizzare il rischio investendo solo in aziende che presentano un elevato potenziale di crescita.

I venture capitalist in Italia tendono a concentrarsi su specifici settori, come ad esempio le tecnologie
dell’informazione, le biotecnologie o le energie rinnovabili. Le startup e le PMI che cercano finanziamenti
da parte loro devono dimostrare di avere un potenziale di crescita elevato e di avere un modello di
business sostenibile. Nonostante i fattori di rischio, i venture capitalist hanno un forte incentivo a
selezionare le aziende più promettenti e ad offrire supporto e consulenza per minimizzare i rischi. In primis per il facile guadagno che ne ricavano in caso di successo, ma anche perché in Italia sono spesso supportate da fondi pubblici o privati per garantire la continuità dell’attività di investimento.

In Italia, il venture capital è un’attività in crescita, ma rimane comunque un’opzione di finanziamento
limitata rispetto ad altre forme di finanziamento come il crowdfunding o la finanza agevolata. Tuttavia, può essere una fonte importante di finanziamento per le startup e le PMI innovative che cercano di espandersi e crescere.

Business Angels

I business angels sono investitori privati che investono il proprio denaro in startup o aziende in fase di
avvio, in cambio di una quota di partecipazione nell’azienda. A differenza dei venture capitalist, i business
angels investono il proprio denaro e non quello di fondi di investimento, il che significa che hanno una
maggiore flessibilità nelle loro decisioni di investimento.

Il funzionamento dei business angels in Italia prevede che gli investitori privati individuino startup o aziende con un forte potenziale di crescita e offrano loro finanziamenti in cambio di una quota di partecipazione nell’azienda. Queste figure sono spesso imprenditori di successo, manager o professionisti con esperienza e conoscenze specifiche in un determinato settore che sfruttano per supportare l’azienda in cui investono attraverso la fornitura di consulenza, competenze manageriali o la creazione di reti di contatti.
In Italia, i business angels sono spesso organizzati in associazioni o network, come l’Italian Business Angels Network (IBAN) o l’Associazione Italiana Business Angels (AIBA). Queste associazioni offrono supporto ai business angels e promuovono l’attività di investimento nell’ecosistema delle startup italiane.

Il finanziamento dei business angels può essere utilizzato per una varietà di scopi, come la ricerca e lo
sviluppo, l’acquisizione di attrezzature, il reclutamento di personale o l’espansione sul mercato.
In sintesi, i business angels in Italia sono investitori privati che investono il proprio denaro in startup o
aziende in fase di sviluppo, offrendo finanziamenti e supporto manageriale e di rete. Grazie alla loro
esperienza e conoscenza, i business angels possono essere una fonte importante di finanziamento e
supporto per le startup e le PMI innovative in Italia.

Finanza agevolata

Ultimo ma decisamente non meno importante, è la finanza agevolata. Questo tipo di finanziamento si
riferisce a fondi erogati da enti pubblici o privati attraverso strumenti quali contributi a fondo perduto,
prestiti agevolati o garanzie, finalizzati a sostenere lo sviluppo di imprese e progetti. Questi finanziamenti
sono solitamente caratterizzati da condizioni più vantaggiose rispetto ai finanziamenti tradizionali, come
tassi di interesse più bassi, periodi di ammortamento più lunghi o esenzioni fiscali.
Essendo questo il nostro settore, le abbiamo dedicato un articolo esclusivo che puoi trovare qui.

In conclusione, ogni forma di finanziamento ha le proprie caratteristiche, i suoi pro e i suoi contro. La cosa
più importante è non lasciarsi confondere dalle molte opportunità e capire quale tipo fa più al caso proprio, in base al progetto e alla fase di vita dell’impresa in cui siamo.

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Resto al sud 2.0

Imprese del Sud: dati e agevolazioni

Imprese del Sud: dati e agevolazioni

imprese del sud

Diciamocelo, la situazione delle imprese italiane non è delle più rosee: il livello di imprenditorialità in Italia è medio-basso rispetto agli altri paesi europei e secondo i dati rilevati da Infocamere-Unioncamere, si è registrato un calo delle imprese giovanili (ovvero guidate da under35) di quasi il 10% dal 2019 a oggi. Inoltre, la crisi economica dovuta alla pandemia da Covid-19 ha costretto 73.000 imprese a chiudere, di cui 17.000 non hanno riaperto, secondo un articolo di SkyTG24.
Ci sono, però, anche buone notizie: le imprese femminili stanno crescendo a un ottimo ritmo, come abbiamo visto in questo articolo, e nel 2020 si è registrato un aumento del 20% delle startup innovative rispetto all’anno precedente, con un crescente interesse per tecnologia e innovazione.

In questo panorama, il Mezzogiorno continua ad essere un nervo scoperto per l’Italia, ancora indietro rispetto al resto del Paese. I dati però ci permettono di sperare: il tasso di fallimenti delle aziende meridionali infatti, seppure ancora in aumento, ha rallentato il ritmo rispetto al 2019, e i settori agricoli e di ristorazione hanno visto un forte aumento degli interventi statali a loro sostegno in risposta alla crisi dovuta a pandemia, rincari e siccità.
Anche nell’innovazione, il Sud ha visto nascere progetti di successo con una spiccata digital attitude. Uno dei più noti è sicuramente Unobravo, piattaforma online che ha digitalizzato la terapia psicologica, nata da un’idea di Danila De Stefano, psicologa napoletana, e che ha visto il contributo di CDP Venture Capital tramite il Fondo Italia Venture II – Fondo Imprese Sud.

Finanza agevolata per il Mezzogiorno

Da molti anni ormai lo Stato mette a disposizione diverse misure per le imprese del Sud, e anche con i finanziamenti del PNRR, le agevolazioni sono aumentate nel numero e nell’entità. Vediamone alcune insieme:

Resto al Sud
Sicuramente la misura più famosa per le imprese del meridione, ma non solo. Oltre alle regioni del Sud infatti, nel bando rientrano anche le isole e le aree del cratere sismico del Centro Italia (Marche, Umbria e alcune zone del Lazio).
Resto al Sud può essere richiesto da persone fisiche tra i 18 e i 56 anni e da donne di tutte le età, con residenza nelle regioni finanziabili – o che intendono spostarla dopo la delibera positiva – e che non abbiano un contratto a tempo indeterminato per tutta la durata del finanziamento. Possono partecipare inoltre imprese costituite dopo il 21/06/2017 e liberi professionisti.
Il bando copre il 100% delle spese ammissibili, dividendosi in un 50% a fondo perduto e un 50% di finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI, e con interessi a carico di Invitalia. Ogni richiedente può ottenere fino a 50.000€ (quindi fino a 200.000€ per società con quattro soci) più un ulteriore contributo a fondo perduto per il capitale circolante, per coprire spese di ristrutturazione e manutenzione di beni immobili, acquisto di macchinari, impianti e attrezzature, programmi informatici e spese di gestione.

Ad oggi, dopo cinque anni dall’avvio, ha raggiunto più di 14.000 imprese finanziate e ha aiutato a creare più di 50.000 posti di lavoro, con un totale di quasi un miliardo di euro di investimenti attivati.

Credito d’Imposta per il Mezzogiorno
Prorogato per tutto il 2023, il credito d’imposta per il Mezzogiorno rimborsa le spese sostenute dalle imprese del Sud in beni strumentali, supportandone la crescita. Il rimborso arriva come compensazione delle spese tributarie sostenute tramite F24, come IVA, previdenza, ecc., per quelle spese strumentali all’attività d’impresa e parte del ciclo produttivo aziendale.
Per fare richiesta andrà presentato un apposito modulo di domanda all’Agenzia delle Entrate, disponibile sul sito.

Fare Impresa in Sicilia
Parte di un più ampio programma che stanzia 105 milioni di euro per la crescita delle imprese nel territorio della Sicilia, ovvero “Competitività Sicilia”, questo bando mira allo sviluppo delle imprese giovanili nella regione. A potervi accedere infatti, sono giovani tra i 18 e i 40 anni che vogliono avviare una nuova attività, o che hanno avviato un’impresa da non più di 36 mesi.
Il contributo copre investimenti tra i 50.000 e i 300.000€, con un fondo perduto del 75% in caso di nuove imprese, e del 90% in caso di impresa già avviata! Inoltre, a differenza di Resto al Sud, tra le spese ammissibili rientrano anche le consulenze specialistiche, seppur con limite del 7% del costo totale del progetto.
Le domande potranno essere presentate sul portale Irfis della Regione Sicilia fino a esaurimento fondi.

NIDI/TecnoNIDI
NIDI e TecnoNIDI sono due misure sorelle della Regione Puglia. NIDI è il fondo attraverso cui la Regione Puglia sostiene, con contributi a fondo perduto e prestiti rimborsabili, persone che hanno perso il lavoro, giovani e donne che vogliono avviare nuove attività e il ricambio generazionale di micro e piccole imprese.
Con questo bando è possibile finanziare il 50% a fondo perduto e 50% a tasso agevolato, spese di investimento come macchinari e attrezzature, software e opere edili, e spese di gestione come materie prime, affitto e utenze e altro.
Si può richiedere dai 10.000€ ai 150.000€ (250.000€ in caso di impresa femminile), con una copertura dell’investimento variabile così divisa:

  • fino a 100% per programmi di investimento fino a 50.000€
  • fino al 90% per programmi di investimento fino a 100.000€
  • fino all’80% per programmi di investimento fino a 150.000€

TecnoNIDI, invece, si rivolge a quelle startup e imprese innovative della Regione Puglia che vogliono avviare un progetto in ambito tecnologico.
N.B: è necessario essere iscritti al Registro delle Startup innovative per fare domanda!
Le aree di interesse individuate dal bando sono:

  • Manifattura sostenibile
  • Salute dell’uomo e dell’ambiente
  • Comunità digitali, creative e inclusive

Come il fratello NIDI anche qui le spese ammissibili attrezzature e impianti, opere edili, affitto e utenze, ma anche licenze, personale e consulenze e servizi a sostegno dell’innovazione.
L’investimento, in questo caso, dovrà essere tra i 25.000€ e i 350.000€ e il bando coprirà le spese con le seguenti modalità:

  • finanziamento metà fondo perduto, metà tasso agevolato, che arriva fino all’80% degli investimenti fino a
    massimo di 200.000€
  • contributo a fondo perduto fino all’80% delle spese di funzionamento (personale, utenze, consulenze
    ecc…) fino a massimo 80.000€

Per entrambi i bandi è necessario compilare la domanda sul portale Sistema Puglia.

BONUS: Smart&Start
Smart&Start è il bando di Invitalia per eccellenza per le startup innovative, ma quello che non molti sanno è che, sebbene normalmente l’agevolazione concessa da questo bando sia a tasso zero, in caso di imprese del Sud è previsto un contributo a fondo perduto pari al 30%. Un bell’aiuto in più, se si pensa che già di suo il bando copre l’80-90% delle spese!

Come puoi vedere, nonostante le minori possibilità imprenditoriali del Sud, le opportunità non mancano per chi ha un progetto e la determinazione per perseguirlo. Se sei tra questi, l’unica cosa che ti rimane da fare è compilare il nostro questionario e richiederci la prima consulenza gratuita!
E se vuoi restare aggiornato/a sui bandi in uscita non scordarti di seguirci sui nostri social!

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